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Incipit

PROLOGO

La donna era vestita di nero. Sollevò il calice, e il cristallo scintillò alla luce del fuoco. Poi si mosse come scivolando, e si accostò al giovane uomo.

«Bevi» disse lei, le labbra scosse da un fremito, nell’oscurità. Aveva un tono che non ammetteva repliche.

L’uomo prese il calice e inalò le esalazioni del liquido ambrato. Bevve. Sentì un calore diffondersi attraverso la pelle e salire su, fino al collo, a strozzargli il respiro.

Ebbe appena il tempo di vedere gli occhi di lei. Asciutti, senza un velo di lacrime.

Poi, il buio.

 

 

POST MORTEM

 

Roma, 14 dicembre, anno Domini 1499, mattino

Gigli azzurri in campo oro.

Dalla finestra riconobbi lo stemma sulla fiancata della carrozza. Il vecchio domestico del cardinale era venuto a consegnarmi una lettera. Poche parole, vergate con grafia elegante: Sua Eminenza mi convocava presso il suo palazzo romano. Non mi stupii: spesso ricorreva a me per piccoli consulti.

Il mio nome è Tiberio di Castro, e sono un medico. Sono nato e cresciuto in un piccolo paese alle porte di Viterbo, la città dei papi. Ho lasciato la mia terra per apprendere l’arte e la scienza della medicina. Ho avuto il privilegio di studiare con maestri illuminati e anche con gli infedeli, i mori, tra i quali si noverano eruditi dalle sorprendenti conoscenze nel campo della fisica e dell’astronomia.

Giunto a Roma, cuore pulsante della cristianità, grazie a qualche piccolo successo diagnostico mi guadagnai la stima di alcuni potenti, che mi chiamavano in caso di bisogno.

Montai sulla carrozza, il tragitto non sarebbe stato lungo. La giornata era fosca e minacciava  pioggia. Tirai la tenda e rimasi nell’ombra. Chiusi gli occhi, cercando di riposare.

Prima dell’alba, il mio sonno era stato interrotto da un incubo. Ricorreva da molte notti ormai: vedevo una donna vestita di nero che porgeva un calice avvelenato a un giovane uomo. Un sorso dalla coppa, poi l’uomo crollava a terra. Esanime.

Tra un sobbalzo e l’altro della carrozza rievocai il sogno, interrogandomi sul suo possibile significato. Ben presto scacciai il pensiero, cercando di immaginare il motivo della mia convocazione: un consulto medico, pensavo, su qualche affezione del cardinale o di un suo parente.

Ma mi sbagliavo.

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